Gli AdBlock in alcune circostanze possono essere molto utili, non ce lo possiamo nascondere. Soprattutto quando ci troviamo a visitare quei siti che “sparano” pubblicità in ogni angolo del nostro schermo ed inondando il browser di banner di ogni tipo. Per non parlare delle pubblicità PopUp; ovvero, quelle fastidiose finestre che si aprono autonomamente contro la nostra volontà, per mostrarci la pubblicità di questo o quel prodotto o servizio.

È vero; il tema delle inserzioni pubblicitarie costituisce da ormai molti anni uno dei temi più caldi del web; e non senza motivo! Questo perché molti publisher hanno sfruttato fin troppo il fenomeno della monetizzazione del proprio sito, proprio attraverso l’inclusione di inserzioni pubblicitarie all’interno delle pagine web.

La reazione immediata degli sviluppatori è stata quella di arginare il più possibile il dilagare della pubblicità, rendendo disponibili applicazioni appositamente progettate per bloccare la visualizzazione degli inerti pubblicitari.

Ma prima di liquidare così a cuor leggero la questione, ci sono degli aspetti importanti che non possono essere sottovalutati, quando si decide di installare estensioni software per attivare il blocco della pubblicità; ovvero, i diabolici «oscuratori» di inserzioni pubblicitarie.

Cerchiamo di affrontare il problema per gradi.

Che cosa è un AdBlocker

Di che si tratta ? Con il termine AdBlock (o AdBlocker) tipicamente si intende un’applicazione installabile come estensione del proprio browser che si installa (appunto) per evitare che i vari banner pubblicitari vengano mostrati mentre navighiamo nelle pagine web dei siti che visitiamo.

Ce ne sono quasi per tutti i browser, sicuramente ce n’è una versione disponibile per i browser più popolari (Google Crome, Internet Explorer, Mirosoft Edge, Opera, e via discorrendo). Quindi sono sicuro che potrai trovare quello che fa al caso tuo.

Ad un primo impatto, appare ovvio all’utente che l’impiego del AdBlocker da un certo immediato sollievo; si può beneficiare dei soli «contenuti utili» di ogni singola pagina, mentre tutti banner pubblicitari sono stati già automaticamente rimossi.

M è proprio così semplice? Non direi. Se fosse così facile e non ci fosse qualche tipo di effetto negativo in qualche parte dell’intero sistema sarebbe come aver trovato la pietra filosofale. C’è sempre chi vince e chi perde

Con gli AdBlock c’è chi vince e chi perde

Sicuramente chi vince, almeno nell’immediato, è l’utente che se ne va a zonzo nei vari siti web. Niente più pubblicità ad infastidire la navigazione; pagine sempre pulite e prive di quei (a volte) disgustosi effetti speciali delle pubblicità animate.

Non possiamo però sottovalutare il fatto che in tutte le battaglie se c’è un vincitore da qualche parte c’è anche uno o più sconfitti.

Nel breve periodo

Sicuramente nel breve/medio periodo, uno dei contendenti che si trova dalla parte degli sconfitti, è il singolo blogger. Proprio colui che negli anni e con tanta fatica ha messo su il suo modesto sito web, così ricco di informazioni preziose ed utili a molti dei suoi visitatori. Che si tratti di ricette di cucina o di linguaggi di programmazione o di “come assemblare un’automobile” poco importa. Aveva basato il suo sia pur modesto introito mensile sulla vendita di spazi pubblicitari sparsi qua e la nei post del suo blog.

Ora tutto il suo lavoro è diventato, in un sol colpo, completamente gratuito; senza nessun tipo di remunerazione. Tutti gli utenti possessori di un AdBlock che sfogliano le pagine del suo blog, possono continuare ad accedere ai contenuti senza che il poveraccio possa guadagnarci un solo centesimo. Niente più nessun guadagno per il suo prezioso contributo al sapere.

Non solo per il mancato guadagno dalle Impressions (oRPM – Revenue per thousand impressions), ma anche per la mancata possibilità che l’utente (che ha attivato il blocco) possa cliccare su qualche banner che avrebbe potuto essere potenzialmente interessante in quel momento della sua navigazione. Il banner non appare, quindi chi lo clicca! Ed il Publisher non vedrà neanche  un centesimo del Costo-per-clic (CPC).

Insomma, il blogger è senza speranza; spacciato.

La pubblicità rende possibile la sopravvivenza dell’informazione indipendente e gratuita.

Che si potrebbe anche riassumere in: “La pubblicità rende liberi”, anche se alcuni possono interpretare questa affermazione come un ossimoro, mentre altri come una contraddizione in termini.

Nel lungo periodo

Nel medio/lungo periodo si può avverare uno scenario pauroso e ricco di incognite per il web; in effetti i blogger meno aggressivi e non solo, rischiano di scomparire del tutto dalla blogsfera. Con l’estinzione della specie “blogger solitario” nel web verranno a mancare fondamentali contributi alla divulgazione di informazioni preziose; sia della divulgazione “spicciola” che di quella più scientifica e/o tecnica..

Proviamo ad immaginare uno scenario in cui dall’oggi al domani spariscono siti come quello di cucina di Giallo Zafferano , oppure di divulgazione tecnica di Salvatore Aranzulla,  oppure ancora di crescita personale Efficaciemente; solo per citarne a caso alcuni tra quelli italiani (gli esclusi non me ne vogliano, vi prego).

Ebbene, il web sarebbe un posto sicuramente meno interessante e meno ricco di informazioni; meno ricco di risposte alle domande che ogni giorno poniamo al nostro motore di ricerca preferito. Sicuramente tornerebbe ad essere il luogo degli smanettoni notturni della prima era di internet.

Per dirla in 4 parole: Ci perderemmo tutti noi.

Per riassumere, il web rischia di diventare un luogo dove solo le grandi e potenti organizzazioni potranno permettersi di restare.

Lo stato dell’arte

Per riassumere lo stato dell’arte, la cosa migliore è pubblicare il Rapporto annuale AdBlock 2017 di Pagefair (in inglese), il quale descrive con buon grado di precisione esattezza lo stato del traffico bloccato sia globale che per paese.

Penetrazione degli Adblock per paese
Fonte: www.pagefair.com

In questa speciale classifica avrai notato che l’Italia, insieme all’Olanda, si posiziona a centro classifica, tra gli USA ed il Regno Unito; il che testimonia quanto gli internauti italiani siano efficienti ad oscurare la pubblicità sul proprio browser. Ma nell’insieme, il problema della pubblicità nelle pagine web visitate, sembra essere un problema molto sentito da molti.

Non solo per desktop, anche per mobile

Con l’esplosione della navigazione dai dispositivi mobili, Android e IOS in testa, la guerra degli AdBlock si sta repentinamente spostando anche sul traffico mobile.

Infatti, facendo sempre riferimento alla precedente tabella di Pagefair, i dati mostrano che anche in ambito mobile si sta sviluppando una discreta sensibilità all’abbattimento degli inserti pubblicitari inseriti nei contenuti delle pagine da parte degli utenti; e questo dato appare essere in rapida crescita.

Molto probabilmente, per quanto concerne il mobile, ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i software di AdBlockers per questa tipologia di dispositivi hanno cominciato a proliferare da relativamente poco tempo. Avremo certamente modo di osservare come evolverà nel prossimo futuro.

Anche Google fa la sua parte

A prima vista potrebbe apparire come un paradosso: anche Big G  vuole limitare la pubblicità. In effetti Google si sta preparando a dare battaglia alle pubblicità troppo invasive e fastidiose. Proprio un bel paradosso, anche secondo questo simpatico articolo di Taglierbe, che anche se un po datato, rimane comunque molto interessante, oltre che ancora attuale.

Il ragionamento di Google sembra essere qualcosa tipo: «La pubblicità fa bene ai siti web, ma quando è troppa o troppo fastidiosa, vanno posti dei limiti». Il che, personalmente, non mi sembra essere del tutto sbagliato; anche se questo potrebbe portare agli estremi di una specie imposizione dall’alto; una sorta di dittatura del web.

Per completezza di informazione, va detto che non è solo Google® quella che si è già pronunciata in materia di inserzioni pubblicitarie fastidiose; anche Facebook®, Microsoft® ed altri grandi ed importanti Players del web, stanno collaborando alla iniziativa Coalition for Better Ads; una coalizione delle aziende leader del web che tentano di mettere un po’ di ordine nel selvaggio mondo del Advertising online.

AdBlock dal punto di vista legale

Non è del tutto chiaro se in Italia l’utilizzo degli AdBlock sia legale oppure no. Una cosa è certa, al momento nel nostro paese sembra mancare una vera e propria normativa specifica in merito. Ma personalmente non credo che il legislatore consideri questo problema tra le sue priorità; almeno nel breve periodo.

Per il momento in Italia, in assenza di precise normative, è ipotizzabile che quantomeno non sia illegale. Tuttavia questo articolo di Tom’s Hardware, testimonia il fatto che l’argomento è molto sentito e che qualcosa si sta muovendo, almeno a livello di singoli paesi europei.

Sta di fatto però che, seppure nel dubbio legale, gli internauti italiani non sono rimasti certo indietro nell’adozione, almeno sul proprio desktop, di un valido AdBlock. Tant’è che come avviamo già avuto modo di vedere, siamo circa a metà classifica.

Cosa dicono gli utenti ?

Ci sono due distinte categorie di utenti che navigano nelle pagine web dei siti:

  • Quelli che usano gli AdBlockers
  • Quelli che non li usano affatto.

Quelli a favore

Tra quelli che non utilizzano questi software sul proprio dispositivo (PC, tablet, smartphone), molti, non ne conoscono neppure l’esistenza; altri, non lo installano soprattutto per pigrizia: sopportano loro malgrado la pubblicità senza troppo discutere. Questi ultimi, alla fine non sembrano molto dispiaciuti dal fatto che qua e la sullo schermo appaiano dei banner pubblicitari. Forse sono assuefatti al fenomeno.

È innegabile che un eccessivo impiego di banner pubblicitari danneggia soprattutto coloro che utilizzano il web da mobile in “connessione dati”, con collegamenti spesso spesso molto lenti e talvolta a pagamento o con soglie di traffico limitato.

Quelli contro

Sul versante opposto, troviamo quelli che invece questi software li utilizzano e ne fanno un largo uso, eliminando completamente la visualizzazioni degli inserti pubblicitari.

Non entro nella discussione in merito alle motivazioni sostenute da questa categoria di utenti; tuttavia, è innegabile che essi mostrano un approccio alquanto discutibile nei confronti dei contenuti ai quali attingono nel web.

Questi utenti, tendono a non considerare l’immane lavoro che c’è dietro le informazioni che vengono pubblicate dal proprietario del sito. Non si accorgono, cioè, che tutto ha un costo; ignorando completamente che stanno attingendo ad una informazione che ha comunque un suo valore intrinseco. Altrimenti con starebbero li a leggere i contenuti proprio di quella pagina: se la stanno leggendo, significa che per loro ha valore.

Molto spesso, chi usa assiduamente ed in modo aggressivo un AdBlock tende ad essere un po’ “estremista” sulle sue posizioni; fino al punto di evitare i siti che non permettono la navigazione delle pagine, quando rilevano (tramite AdBlock Wall) che il browser ha il blocco attivato.

Da una recente indagine, risulta che il 74% degli utenti americani che utilizzano un AdBlocker afferma di abbandonare i siti visitati che implementano sistemi di AdBlock Wall.

Il che è molto controproducente; infatti non fa altro che limitare ancora di più le visite al sito, con ovvie ripercussioni disastrose sul versate degli guadagni da inserzioni pubblicitarie.

Conclusioni

Gli AdBlock in alcuni casi possono essere utili, ma alla lunga possono causare qualche danno al web; almeno nel modo di permettere la proliferazione e la sopravvivenza di blog e micro siti web che fanno divulgazione utile finanziandosi con gli inserti pubblicitari.

Tra le affermazioni di quelli a favore e quelli contro sicuramente si trovano argomenti validi che meritano un approfondimento serio e soprattutto libero da ogni pregiudizio.

Come al solito «In medio stat virtus». Sono strumenti che in alcune circostanze possono essere sicuramente molto utili ed apprezzati, ma andrebbero utilizzati con parsimonia e con logica.

 

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Massimo Di Primio
Sistemista informatico di lungo corso, appassionato di tecnologia. Da molti anni sviluppo software per applicazioni professionali con l'intento di renderle più sicure e fruibili all'utente. Consulente informatico e fondatore di Diprimio.com, per il supporto, l'assistenza e la manutenzione di infrastrutture informatiche a clienti business.
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